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11-Gorgo della sposa, Trecenta
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IL POLESINE TRA '500 E '700

frattaIl primo periodo della dominazione veneziana registra un atteggiamento abile e prudente dei podestà impegnati a non far rimpiangere il duca d'Este. 
Agli inizi del ‘500 il Polesine godeva di una buona condizione economica e le comunità di Rovigo, Lendinara e Badia potevano concentrare le proprie energie nella sistemazione degli argini e nella regolazione dei corsi d'acqua.
All'inizio del secolo XVI la Repubblica di Venezia aveva raggiunto la massima espansione, non solo nelle isole e lungo le coste del Mediterraneo Orientale, ma anche in Italia. La potenza veneta preoccupò i maggiori stati europei ed in particolare quelli confinanti che stipularono a Cambrai, nel dicembre 1508, un trattato segreto ai danni della Repubblica, che portò alla guerra nella primavera successiva.
Dopo la battaglia della Ghiara d'Adda, avvenuta il 14 maggio 1509, anche il duca di Ferrara Alfonso I dichiarò guerra a Venezia nel desiderio di recuperare il Polesine di Rovigo perduto qualche decennio prima. La lotta diretta fra i due nemici durò oltre un mese sul suolo e sui corsi d'acqua, ma i veneziani con abili manovre diplomatiche, riuscirono a mantenere il dominio sul Polesine e nel 1509 occuparono Adria che nella spartizione del territorio che dal 1484 era rimasta agli Estensi.
La guerra di Cambrai, con alterne vicende, si protrasse sino il 1515 e vide ricorrenti devastazioni di Rovigo e del territorio, confische di beni, soprattutto di cereali e di animali.
Seguì, a partire dagli anni venti, la lenta ripresa economica e civile, ricca di fermenti culturali e di nuove proposte in campo sociale, religioso, architettonico ed artistico.
Il Cinquecento può ritenersi uno dei momenti più felici per il Polesine grazie alla facilità di comunicazioni con Ferrara, Mantova, Vicenza, Padova e soprattutto in forza della fiducia che gli uomini avevano in se stessi, nelle possibilità di crescita della società e di sviluppo della cultura.
Canda Villa Nani MocenigoNei maggiori centri: Adria, Rovigo, Lendinara e Badia,Venezia guidava la vita pubblica attraverso il podestà. Questi, a Rovigo, oltre che il potere civile, deteneva anche quello militare. Grande impegno venne posto dalla Repubblica per la regolazione delle acque e per la produttività del territorio. Furono incoraggiate e continuate le opere di bonifica avviate dagli Estensi nello scorcio della loro dominazione sul Polesine, si pensò soprattutto alla redenzione di vaste aree incolte.
Durante il Cinquecento si sviluppò a Rovigo, Badia, Lendinara ed Adria la scuola pubblica e verso la metà del Cinquecento alcuni giovani di famiglie nobili della città desiderosi di discutere i problemi letterari e teologici del tempo e di esercitarsi in gare di eloquenza, diedero vita all'Accademia degli Addormentati e chiesero una sede al Consiglio rodigino. Venne loro concesso nel 1553 un ambiente delle "case nuove" al centro della città, presso l'abitazione dei Roncale. Nove anni dopo, nel 1561, nel clima di sospetti creato dalla controriforma, l'Accademia degli Addormentati venne chiusa per ordine del podestà, perché accusata di essere "ricetto di heresie".
Trascorsero circa vent'anni perché sorgessero in Rovigo iniziative analoghe. Verso il 1580 iniziarono in casa Campo, situata nell'attuale via Mazzini, gli incontri dell'Accademia dei Concordi.
Grazie all'impegno di Gaspare Campo e alla collaborazione di uomini di cultura ed ecclesiastici si crea gradualmente in Rovigo un felice clima culturale che favorisce il sorgere, a fianco dei Concordi, dell'Accademia dei Cavalieri, attiva dal 1594 al 1598 e di quella degli Uniti presso il Monastero Olivetano di San Bartolomeo.
A Fratta, grazie a Giovanni Maria Bonardo, negli anni sessanta prende vita l'accademia dei Pastori Fratteggiani. Questi si riunivano nel palazzo Pepoli di Fratta, attorno a Lucrezia Gonzaga, allieva di Matteo Bandello. Facevano parte di questo cenacolo, animato dal Bonardo e dal Groto, esponenti ed ospiti illustri di famiglie di Venezia, Ferrara, Mantova, Vicenza, Padova, che avevano palazzi e ville nel Polesine. Siamo infatti nel periodo del Palladio e della fioritura di costruzioni signorili nelle terre tra Po ed Adige, quasi una testimonianza dell'interesse delle grandi casate veneziane e venete per le grandi opere di bonifica in atto, ove avevano impegnato capitali considerevoli.
Anche l'area ferrarese partecipò a questo fecondo momento della storia polesana.
La frequente prolungata presenza dell'Ariosto nella possessione di Bagnolo di Po comportava indubbiamente scambio e consuetudine con gli uomini di cultura e la nobiltà dei centri vicini quali Lendinara, Badia,Trecenta. Anche il Guarini costituì nella sua dimora di campagna presso Castelguglielmo un richiamo notevole per i contemporanei, grazie alla sua vivace partecipazione ai dibattiti civili dei momento.
Contestualmente allo sviluppo culturale migliora l'aspetto architettonico delle città: sono selciate le strade, curate le piazze ove il leone di San Marco o le insegne estensi vengono riprodotte in rilievi marmorei, sono ristrutturati o costruiti ex novo pubblici edifici, torri, ponti. Anche l'architettura civile conosce un singolare incremento sia nelle città ove le famiglie più ricche innalzano palazzi sia nelle campagne e nelle località minori ove i veneziani fanno costruire ville, granai.
Il fervore edilizio si trasmette pure agli edifici sacri e non vi è località del Polesine che non conosca nuove chiese o interventi di ampliamento o restauro.


IL SEICENTO E IL SETTECENTO
Palazzo AngeliIl Seicento si apre con rilevanti interventi idraulici. Tra il 1602 e il 1604 nel Delta viene effettuato il Taglio di Porto Viro che, congiungendo uno dei rami principali del Po con la Sacca di Goro consente il rapido smaltimento delle acque ed evita le frequenti alluvioni dovute ai viziosi meandri della parte terminale del fiume. Altri interventi e grandi bonifiche interessarono diverse zone del territorio, favorendo la ripresa agricola ed un relativo benessere in tutta l’area polesana.
Il territorio polesano, nei secoli XVII- XVIII, fu più volte interessato dalla presenza di eserciti stranieri che si confrontavano nell'area tra Po ed Adige, intermedia rispetto a Venezia, allo Stato Pontificio, ai ducati di Modena e Mantova.
Ma nel Seicento e nel Settecento occorre soprattutto registrare il lento e graduale sviluppo di una rete di istituzioni, di iniziative e di persone che abbraccia tutto il Polesine facendo partecipare i maggiori centri del territorio alle vicende culturali dell'epoca.
L'Accademia dei Concordi, dopo la scomparsa di Gaspare Campo, conobbe alterne fortune sino al 1697, anno nel quale l'attività del sodalizio riprese ad opera di Nicolò Casilini e Camillo Silvestri.
Ma fu dal 1734 che l'istituto, rinnovato nelle norme statutarie ed inserito nella politica culturale veneziana, riprese in modo deciso il proprio ruolo promozionale, uscendo dalla pura erudizione per affrontare, attraverso lezioni dei soci, i temi dell'economia, della geografia, delle scienze, dell'idraulica e dell'agricoltura.
Nel Settecento le famiglie benestanti della città raccolgono quadri, codici, avviando una silenziosa gara che rende alcuni palazzi, descritti a fine secolo da Francesco Bartoli, veri musei d'arte.
Emergono tra le raccolte, per il numero delle opere e per il livello degli autori, le quadrerie dei Casilini e dei Silvestri. Questi ultimi conservano pure una biblioteca che raggiungerà i 40.000 titoli e presenta codici, incunaboli, volumi di grandissimo valore.
Ad Adria la moda del collezionismo vede quali protagonisti esponenti della famiglia Bocchi, in contatto con i Silvestri e le casate di Rovigo, e particolarmente attenti ai reperti archeologici che consentiranno nell'Ottocento l'apertura di un museo.
A Rovigo, come in tutti gli altri centri polesani, i secoli XVII - XVIII registrano trasformazioni e miglioramenti urbanistici grazie a teatri, ponti, opere pubbliche e soprattutto per merito dei palazzi che arricchiscono il panorama edilizio.
Villa Morosini Vendramin CalergiNel Settecento sorgono, tra gli altri, i palazzi Venezze, Campanari, Angeli e a fine secolo Domenico Cerato realizza il Seminario diocesano negli edifici resi liberi dagli Agostiniani.
Anche nelle altre località sorgono prestigiosi edifici: ricordiamo solo a titolo di esempio, villa Pellegrini a Salvaterra, Ca' Moro a San Bellino, palazzo Pepoli a Trecenta, Ca' Rosetta a Polesella, Villa Morosini a Fiesso, il palazzo dei principi Pio Falcò a Crespino, villa Carrer a Contarina.
Anche gli edifici sacri nuovi o radicalmente ristrutturati nel '6-700 sono numerosi.
Ad esempio, al 1665 risale il campanile nella chiesa del Soccorso realizzato su disegno di Baldassare Longhena, mentre continuano decorazioni ed interventi artistici alla chiesa sempre più sentita come espressione della cultura e della fede della città.

La bonifica
L’opera di bonifica rappresenta un elemento fondamentale per comprendere fino in fondo il Polesine, terra strappata alle acque e resa adatta agli insediamenti civili e alle attività produttive, grazie all’attività senza tregua dell’uomo che ha regimentato i fiumi, costruito canali per lo scolo delle acque, installato idrovore. 
Dopo gli antichi interventi in età etrusca e romana, le prime significative esperienze di bonifica sono da attribuire ai Benedettini che hanno lasciato tracce importanti a Badia Polesine (Vangadizza), a Villafora, a Villamarzana (Gognano), e a Grignano Polesine, dove istituirono “La Comuna”, un Consorzio fra abitanti del paese per la gestione e la coltivazione delle terre bonificate.
Importante anche l’opera degli Olivetani di San Bartolomeo che all’attività conventuale unirono la bonifica delle campagne del vicino contado. Una prima tipologia di consorzi di bonifica nacque attorno al 1100, su modello delle corporazioni religiose, per difendere i territori dall’invasione delle acque, prosciugare gli acquitrini e renderli coltivabili.
Con il passare degli anni subentrò un controllo da parte dei governanti per regolare lo sviluppo e promuovere le bonifiche. Nel 1556 la Serenissima istituì il Magistrato dei Beni Inculti, per favorire la nascita di consorzi di bonifica tra i proprietari e nel Seicento si costruiscono argini, canali, opere con lo scopo di rendere fertili e coltivabili le terre.
Il primo massiccio intervento in Polesine fu fatto da Alfonso II d’Este a cui seguì la Bonifica Bentivoglio nelle zone tra Po e Tartaro.
Il merito principale dell’azione della bonifica va attribuito però ai Consorzi, costituiti originariamente per volontà di alcuni proprietari terrieri, ma poi governati, dopo la riforma agraria del 1952, dai coltivatori agricoltori con la proprietà compresa nel perimetro consorziale.

 

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