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Fratta Polesine



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Fratta PolesineChi arriva a Fratta resta immediatamente abbagliato dall’elegante pronao esastilo di Villa Badoer che in estate fa da sfondo a numerosi spettacoli di danza, musica e teatro. Qui Andrea Palladio ha lasciato senza dubbio una delle sue più riuscite opere, dove bellezza e utile si sposano in un’incredibile armonia di forme. Dopo aver ammirato le stanze affrescate del piano nobile e il bel giardino all’italiana, è obbligatoria una visita al Museo Archeologico Nazionale allestito nella barchessa della villa. Il percorso espositivo illustra il periodo più antico della storia di Fratta quando, nell’età del Bronzo, il centro fu una delle tappe più importanti dell’antica via dell’ambra grazie alla presenza del Po di Adria sul cui paleoalveo fu edificata la villa. Lungo i due corsi d’acqua che attraversano il paese si scorgono innumerevoli altre ville a partire dalla sorella minore di Villa Badoer, Villa Molin Avezzù, progettata da un discepolo di Palladio e copia quasi perfetta della palladiana Malcontenta di Mira. Il bel salone della villa fu teatro nel 1818 di un ricevimento, durante il quale un gruppo di giovani carbonari brindarono contro il governo austriaco.

Questo gesto costò loro l’arresto e la morte nelle dure prigioni dello Spielberg. Ogni anno a novembre tutto il paese si riempie di personaggi in costume ottocentesco per la rievocazione storica detta Fratta Carbonara con banchetto che prevede anche un gustoso panettone in memoria degli eroi. Oltre alle dimore dei carbonari, a Fratta c’è la casa natale di Giacomo Matteotti, la cui vicenda sarà ben documentata nella casa-museo di prossimo allestimento. Nel vicino palazzo Boniotti sono allestite sezioni sulla storia locale e sulla civiltà polesana e del lavoro. Vale inoltre la pena di soffermarsi nella chiesa arcipretale di SS. Pietro e Paolo che custodisce ai lati dell’altare due tele del grande artista settecentesco Mattia Bortoloni. Il giardino romantico di Villa Labia è un piccolo paradiso per chi cerca refrigerio soprattutto nelle torride giornate estive. Un bel percorso si snoda tra alberi secolari e innumerevoli specie di piante che circondano le ghiacciaie e un laghetto popolato di cigni e anatre. Seguendo il corso del canale Scortico, che attraversa il paese, si arriva in località Pizzon dove il piccolo corso d’acqua si getta nelle acque del Canalbianco. In questo punto si trova un bel mulino terragno, ora trasformato in Museo, ancora dotato di ruota e conca di navigazione. Il 26 dicembre tutto il paese si trasforma in un suggestivo presepe vivente. A migliaia vengono ad assistere a questo evento che prevede decine di figuranti con accompagnamento verbale e musicale.

 

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