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Crespino

Guarda Veneta - Crespino


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Scheda

Località di partenza:  Guarda Veneta
Località di arrivo:  Crespino
Comuni attraversati:  Guarda Veneta, Crespino

Descrizione

Itinerario 6 Lungo PoProsegue il nostro itinerario alla volta di Guarda Veneta, dirimpettaia a Guarda Ferrarese con cui nel periodo medioevale costituiva una sola parrocchia, facendo pensare che quasi sicuramente si trattava di un unico paese prima che il Po, a seguito della rotta di Ficarolo del 1152, si scavasse il nuovo alveo. Quando la Serenissima si impossessò del paese sulla sinistra del Po, contemporaneamente a Polesella (guerra del Sale 1482-84), ne fece un importante punto di riferimento, munendolo di un presidio militare con sentinelle che si alternavano a guardia del fiume ogni quarto di giornata. Di qui il toponimo Quarti che individua la borgata ormai disabitata situata nella golena prima del cuore del paese: qui è ancora possibile vedere quanto resta di Villa Libanovo, costruzione settecentesca di sicura eleganza, come testimoniano gli elaborati portali di accesso ai due piani sovrapposti. 

Per secoli una delle attività prevalenti di Guarda è stata quella della pesca, con particolare riferimento al pregiato storione e alla costruzione delle barche. Ed è ancora possibile sentire dalla viva voce di Giulietto Bernardinello, l'ultimo superstite di un'epoca che sembra ormai lontana, fascinosi racconti del solido rapporto che legava l'uomo al fiume. I tempi sono rapidamente cambiati, ma a Guarda è ancora viva una delle feste più tradizionali, approntata nel dì d'la Sensa (Ascensione), culminante con la benedizione delle acque del fiume nella zona della borgata Moia, toponimo che significa bagnata, ovvero caratterizzata da frequenti allagamenti durante le piene del Po. Anche l'attività della pastorizia ha ancora qui un tenace rappresentante in Rodolfo Colò, che ogni giorno porta il suo gregge di oltre 150 pecore a brucare lungo gli argini del grande fiume, sotto i quali sorge il paese stretto attorno al Municipio e alla Chiesa Parrocchiale. Un tempio questo dalle origini antiche, ma completamente rifatto a metà del '700, impreziosito da affreschi attribuiti al magico pennello del vedutista veneziano G. B. Canal, testimonianza anche questa del saldo rapporto che legava il paese alla Serenissima.

Riprendiamo il nostro itinerario raggiungendo Crespino, comune che, come i successivi di Villa Marchesana e Papozze, non è mai rientrato nel dominio della Repubblica veneta, rimanendo nell'ambito politico ferrarese fino all'intervento napoleonico. E la bella Chiesa Parrocchiale è una eloquente testimonianza di questo aspetto: come quella di Occhiobello fu infatti realizzata a metà del XVIII secolo dall'architetto ferrarese Angelo Santini. Particolarmente eleborata appare la facciata, percorsa da semicolonne, impreziosita da nicchie che ospitano statue di santi e completata da un frontone ricurvo sulla cui sommità si innalza una croce fiancheggiata da pinnacoli di varia forma. L'interno, a tre navate con cupola centrale, coronato da un solenne presbiterio, presenta opere pittoriche di rilievo, tra cui una bellissima pala cinquecentesca di Benvenuto Tisi da Garofolo rappresentante La Vergine in trono con Bambino, San Francesco e S. Maria Maddalena. L'ampia piazza, che si conclude con l'artistica chiesa, è delimitata sul lato destro dall'ottocentesco porticato Palazzo del Comune: è stata dedicata a Fetonte, figlio del dio Sole che, secondo la narrazione della mitologia greca, sarebbe precipitato in riva al Po, colpito da un fulmine di Zeus mentre improvvidamente conduceva il paterno carro solare. E a Fetonte è pure dedicato l'approdo realizzato nella golena, recentemente recuperata dopo anni di abbandono, con la valorizzazione delle piante autoctone e la creazione di un percorso attrezzato con panche, tavoli in legno e focolari in pietra per picnic.

Un'area questa che per secoli aveva avuto un ruolo fondamentale nella vita economica e sociale di Crespino, paese la cui storia documenta, nei primi decenni dell'800, episodi di insofferenza nei confronti delle dominazioni straniere, nonché crudi interventi repressivi: come la decapitazione nel 1806 del pescatore Giovanni Albieri (ricordato da una targa in piazza XX Settembre) il quale con la sua morte espiò la dura punizione seguita alla rivolta antinapoleonica, inizialmente sfociata nella privazione del diritto di cittadinanza a tutta la comunità crespinese; o come la condanna austriaca al carcere duro dello Spielberg, seguita dall'esilio in America, che nel 1819 colpì Eleuterio Felice Foresti, pretore di Crespino ed attivista della Carboneria polesana. Nei pressi del Po, sotto l'argine, sorge l'Oratorio di S. Antonio, a cui è molto legata la tradizione di fede locale che si anima in particolare il 13 giugno in occasione della festa del Santo di Padova con una lunga processione che si snoda lungo l'argine. Poco dopo si eleva uno degli edifici di maggior pregio architettonico: si tratta di Palazzo dei Principi Pio - Falcò, (imparentati con i Savoia), costruito nel XVII secolo, ma successivamente ampliato e poi consistentemente rimaneggiato in epoca neoclassica, il cui nucleo residenziale, caratterizzato da due loggiati sovrapposti sormontati da un attico cieco, è fiancheggiato da ali arretrate.

Piante secolari caratterizzano il parco, mentre una strada collega direttamente la villa con l'argine del Po, oltre il quale esisteva un tempo un attracco privato. Di sicuro interesse, oltre la piazza, anche Villa Marzolla, nota più che per la casa padronale, per le monumentali scuderie del XIX secolo, sviluppate su tre piani e caratterizzate ai lati e al centro da tre alti portali, culminanti con un timpano. Uscendo dal centro l'attenzione viene attratta da due edifici limitrofi di sicuro pregio architettonico: si tratta della seicentesca Villa Sarti Savonarola, Tisi, che presenta una pulita facciata lineare caratterizzata da oblò nel sottotetto, e Villa Sarti Savonarola, Gianesini, costruzione ottocentesca preceduta da un bel parco di alberi secolari. Ritornando sulla piazza Fetonte per riportarci sull'argine, notiamo altre costruzioni di interesse, tra cui la inconsueta Casa delle due torri, abitata nell'Ottocento dal carbonaro Vincenzo Carravieri, anch'egli condannato dall'Austria al carcere duro.
 

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