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37-Delta del Po
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Trecenta

Salara - Sariano - Trecenta


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Scheda

Località di partenza:  Salara
Località di arrivo:  Trecenta
Comuni attraversati:  Salara, Trecenta

Descrizione

Itinerario 3 Lungo PoProseguiamo lungo la strada arginale, costeggiando la golena che nella zona di Salara diviene veramente ampia, caratterizzata da un fitto pioppeto in mezzo al quale si apre un approdo nautico privato. Il fiume un tempo qui si ramificava per ricongiungersi presso Ficarolo, dando origine ad una vasta isola soggetta alla giurisdizione mantovana.

Poi, gradualmente, il corso più a nord si è interrato, per cui tutta l'isola fluviale - denominata Bosco Papino - si è congiunta al territorio polesano. Ma solo nel 1847 è giunto il riconoscimento amministrativo utile a sancire il passaggio dell'ampia area boschiva dalla provincia di Mantova a quella di Rovigo. Il paese di Salara, che sorgeva sul ramo scomparso, risulta pertanto oggi discosto dal Po, fiume un tempo utilizzato dalle imbarcazioni anche per trasportare il sale dal mare fino a questa località, che proprio dal sale ha preso il nome. E, nel passato di Salara, un importante punto di riferimento fu per secoli il Monastero Benedettino di S. Croce. Il grande complesso architettonico (oggi ampiamente rimaneggiato ed occupato da abitazioni private) oltre che alle necessità dei monaci, era adibito anche ad ospedale e ad ostello, offrendo fin dal XII secolo un sicuro ricovero ai viandanti. Al centro del paese sorgono la chiesa ed il municipio.

La settecentesca Chiesa Parrocchiale è dedicata a S. Valentino: il patrono è ricordato nella tela "Gesù crocefisso con i Santi Valentino e Carlo Borromeo", opera del pittore Ercole Sarti, detto il muto di Ficarolo, attivo nell'ambito ferrarese nei primi decenni del '600. Presso il Municipio sono conservati alcuni reperti di origine romana, a testimonianza dell'antichità del paese, il quale oggi ha fatto della coltivazione della fragola - e dell'apposita festa organizzata a maggio - un'interessante occasione di richiamo.

Seguiamo la strada verso Trecenta per raggiungere la borgata di Sariano, ove l'attenzione è richiamata dall'inconsueta forma della storica costruzione, sormontata da una torre centrale, detta il Castello. Si tratta di Casa Pepoli-Spalletti, sorta nel '500 su una preesistente rocca medievale di cui rimane ancora la torre incorporata nel caseggiato.

La casa padronale è affiancata da un rustico, adibito a stalla e fienile (caratterizzato anche questo da una torretta laterale con funzione di colombaia) che evidenzia il valore prevalentemente rurale assunto nel corso dei secoli dall'originale complesso. Nelle vicinanze sorge la Chiesa di S. Maurelio, ricostruita nei primi anni del '700 inglobando parzialmente una cappella quattrocentesca, di cui restano preziosi affreschi, in attesa di un opportuno intervento conservativo. Tra Sariano e Trecenta troviamo un'area di grande interesse naturalistico caratterizzata da vari laghetti, denominati Gorghi.

Si tratta di specchi d'acqua sorgiva (forse retaggio di antiche rotte del Po) che rappresentano vere e proprie oasi naturalistiche, in cui la Canna palustre convive con Pioppi e Ontani offrendo l'habitat ideale per l'avifauna, rappresentata da Gallinelle d'acqua, Germani, Folaghe. Non mancano i roditori, tra cui domina una colonia di Nutrie. Seguiamo il suggestivo percorso tra i gorghi, caratterizzato anche dalla presenza di interessanti complessi rurali, tra cui spicca Corte Gaspera, caratterizzata da una ampia casa padronale affiancata da una torre che si sviluppa su quattro piani, e da un elegante fienile con cinque arcate a tutto sesto intervallate da slanciate lesene.

Giungiamo frattanto a Trecenta, accolti dal Palazzon ovvero Palazzo Pepoli-Spalletti, eminente costruzione che, seguendo i canoni dell'architettura militare emiliana, presenta la parte centrale arretrata rispetto a due corpi laterali a forma di torretta.

Recentemente restaurato, il grande edificio (che sorge su un'antica massiccia costruzione presumibilmente realizzata come chiusa per regolare le acque scolanti nel Canalbianco) presenta al suo interno un'originale scala elicoidale ed un ampio salone d'onore con ballatoio e stucchi seicenteschi. Sono queste testimonianze evidenti del ruolo di rappresentanza assunto dal palazzo, allietato nel passato da fastosi momenti di mondanità. Ci portiamo quindi nella piazza centrale, ove sorge Villa Trebbi, costruzione settecentesca, ampiamente rimaneggiata ed attuale sede del Municipio, punto di riferimento nei primi decenni dell'800 dei carbonari trecentani.

Sulla piazza si apre anche un altro edificio settecentesco, dominato da una Torre simbolo di Trecenta, che oggi ospita la biblioteca comunale, seguito dal Teatro Comunale, risalente al XIX secolo. Nei pressi troviamo pure il settecentesco Palazzo Biasi Bellini, attuale sede dell'Istituto per l'Agricoltura, lascito dei due fratelli Mario e Teodosio Bellini che qui ebbero la loro residenza e si misero in luce, a cavallo tra Otto e Novecento, per la sperimentazione di innovative tecniche colturali, dando un impulso consistente alla rivitalizzazione dell'agricoltura polesana. Nella stessa epoca visse a Trecenta Nicola Badaloni - ricordato da un monumento che sorge davanti alle scuole elementari - apprezzatissimo come medico filantropo e noto per i suoi studi finalizzati a debellare il morbo della pellagra. Di interesse la Chiesa Parrocchiale dedicata a S. Giorgio, progettata nei primi anni del '700 dall'architetto ferrarese Vincenzo Santini e restaurata dal figlio Angelo nel 1760. Presenta una facciata armoniosa ed elaborata, percorsa da lesene e divisa in due ordini, impreziositi ognuno da nicchie che accolgono statue di santi, mentre sul timpano che sovrasta il portale sono collocate le statue di due angeli reclinati.

Alle sommità laterali si innalzano slanciati pinnacoli, mentre il vertice del grande frontone centrale è coronato da una statua della Madonna con Bambino. Di pregio anche l'interno, che accoglie varie opere d'arte, tra cui la tela cinquecentesca "Adorazione dei Magi" di Carlo Bononi. Nelle vicinanze della parrocchiale sorge un bel tempietto della Beata Vergine, a pianta ovale, detto anche della Madonna della Cintura, o di S. Chiara per un'immagine dedicata alla santa, progettato anche questo da V. Santini.

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