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16-Valli nel Delta del Po
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Castelmassa

Castelnovo Bariano - Castelmassa - Calto


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Scheda

Località di partenza:  Castelnovo Bariano
Località di arrivo:  Calto
Comuni attraversati:  Castelnovo Bariano, Castelmassa, Calto

Descrizione

Itinerario 2 Lungo PoProseguendo nel nostro itinerario incontriamo il paese di Castelnovo Bariano. Non è possibile individuare alcuna traccia dell'antico castello da cui prende il nome il paese, ormai rappresentato soltanto nello stemma comunale. Alluvioni e il corso della storia, poco interessato al mantenimento di opere di difesa, hanno fatto perdere perfino le tracce del maniero costruito nel 1375 dagli Estensi su una rocca ancora più antica.

Il volto del paese risulta oggigiorno decisamente moderno: la stessa Chiesa Parrocchiale è stata completamente ricostruita nel 1929 in stile neogotico. Più interessante, sotto il profilo storico ed artistico, caratterizzata da due campanili gemelli che delimitano la facciata, si presenta la settecentesca Parrocchiale di S. Pietro Polesine, frazione posta a circa sei chilometri nell'entroterra, in un'area risanata nel '600 dalla grande bonifica realizzata dai conti Bentivoglio.

In questa zona sono stati trovati interessanti reperti archeologici risalenti a varie epoche, conservati nell'edificio delle ex scuole elementari, ove ha sede il Museo Civico, attivato nel 1982 dal Comune di Castenovo Bariano in collaborazione con i soci del CPSSAE (Centro Polesano Studi Storici Archeologici ed Etnografici): sono innanzitutto visibili antichi reperti preistorici del villaggio palafitticolo dell'età del bronzo (XVIII sec. a. C.) individuato nella vicina Canar; non mancano testimonianze dell'età romana, ed è inoltre di rilievo una collezione di ceramiche rinascimentali recuperate a Torretta, presso il basamento dell'antica torre di confine tra la Repubblica Veneta e i Ducati di Ferrara e Mantova. Facciamo ritorno a Castelnovo sulla strada arginale, oltre la quale si snoda maestoso il fiume, preceduto da un'ampia golena, dirimpetto alla quale sorge un'isola fluviale. Predomina il pioppeto, intervallato da varie specie arbustive e floreali. Una parte della golena è stata destinata da alcuni anni ad ospitare esperimenti di fitodepurazione diretti dall'Università di Padova, utilizzando il potere purificante naturale delle canne (Phragmites communis).

La strada arginale è costretta ad una deviazione per lasciar posto al grande ponte di collegamento con Sermide, che dal 1971 ha sostituito quello di barche progettato subito dopo l'unità d'Italia, ma attivato soltanto nel 1902. Nella golena scorgiamo una grande fornace oggi solo parzialmente utilizzata, testimonianza di un periodo ormai lontano in cui lungo l'asta del Po erano attive varie fabbriche di laterizi che utilizzavano l'argilla del fiume.

Il pontile del circolo nautico ci indica che siamo frattanto giunti nel comune di Castelmassa. Lo sguardo è subito attratto dalla lunga piazza rettangolare che sorge sotto l'argine, chiusa al lato opposto dalla bella Chiesa dedicata a S. Stefano. Una piazza certamente originale, scelta come immagine di copertina per il famosissimo libro Don Camillo di Giovannino Guareschi, scrittore qui ricordato in una lapide murata nel 1992.

La chiesa, costruita a partire dal 1674, è caratterizzata da una leggiadra loggia ad ordini sovrapposti, culminante con un frontone ricurvo che accoglie una grande conchiglia. La chiesa, fiancheggiata da uno slanciato campanile coevo, accoglie interessanti tele di scuola veneta e ferrarese, tra cui una dedicata a S. Francesco, attribuita al Guercino. Un lato della piazza è caratterizzato da un massiccio porticato, mentre tra gli edifici che sorgono sul lato opposto, spicca il rimaneggiato Palazzo Bentivoglio, seguito dall'Oratorio del SS. Nome di Maria, la cui facciata è ornata da tre eleganti sculture settecentesce di Andrea Ferrari. Da piazza Libertà passiamo nella vicina piazza della Repubblica, su cui sorge Palazzo Conti, oggi sede del Municipio, e Palazzo Riminaldi, sede della Banca Agricola Mantovana. Sulla stessa piazza si affaccia il bel Loggiato del Teatro Cotogni, interessante costruzione ottocentesca da anni in attesa di un intervento di recupero. E più ancora urgente si presenta il restauro del Tempietto del Crispo, così chiamato dal nome attribuito al complesso architettonico completamente degradato in cui si trovava inserito, appartenuto nel '600 alla famiglia dei marchesi Crispi Manfredi.

La chiesetta, ricostruita nel XVIII secolo, dedicata ai Santi Rocco e Sebastiano, oggi in grave stato di abbandono, sorge in località Ca' Matte, sulla via che congiunge il paese con l'Eridania, nei pressi del grande complesso industriale Cerestar, primario riferimento economico ed occupazionale per la zona.

Riprendiamo la strada arginale alla volta di Calto portando lo sguardo sulle acque del Po e sulla vegetazione che in alcuni tratti ha modo di svilupparsi in prossimità della riva alle spalle di candide spiaggette. Alla nostra sinistra si apre la campagna, suddivisa in rettangoli regolari, i cui colori, sempre suggestivi, mutano con l'incedere delle stagioni e la varietà delle colture prescelte. Anche a Calto è presente una zona golenale ed un piccolo imbarcadero privato, ove sono attraccati alcuni scafi. Sul lato opposto, oltre l'argine, una via rettilinea conduce alla piazza centrale su cui sorgono la chiesa ed il municipio.

La Parrocchiale, dedicata a S. Rocco, risalente al 1707, è affiancata dalla Canonica, costruzione di impianto rinascimentale ingentilita da un bel porticato. Il Palazzo Municipale, che deriva da un edificio secentesco completamente rimaneggiato nel corso di vari interventi, conserva sulla facciata una lapide a ricordo di Costantino Munari, carbonaro condannato dagli Austriaci al carcere duro dello Spielberg assieme a vari patrioti polesani, tra cui il conte Oroboni di Fratta.

L'edificio storico più appariscente è Villa Fioravanti (ora Roveri), costruzione del XVIII secolo, non lontana dal centro che, seguendo una tipologia derivata dall'architettura militare emiliana, si presenta con due corpi laterali avanzati a guisa di torrette di protezione alla parte centrale. Il nome dei Fioravanti ricorda due importanti artisti contemporanei, Edvardo ed Estevan, annoverati tra i cento pittori più rappresentativi dell'arte padana del '900. Usciti dal centro, tornando sulla strada arginale, siamo attratti da un borgo molto particolare, le cui abitazioni - di cui si auspica un intervento di restauro - conservano tuttora le originali tipologie del passato: si tratta di Co' dei Mulini, toponimo che ricorda l'attività prevalente della zona legata ai mulini sul Po appiardati oltre l'argine.

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